venerdì 5 settembre 2008

Mettetevi un joipad in culo e la vita vi sorriderà!


Il gioco fatto attraverso un videogame è quanto di peggio possa esistere.
In realtà non è neppure un gioco ma un intrattenimento a 360° di tutte le facoltà intellettive inferiori e un anestetico per quelle superiori (tuttavia lo si chiamerà ancora gioco di qui in avanti). E questo non solo per il tempo che si impiega ne gioco stesso ma anche per molto di quello seguente e per alcuni casi, soprattutto per i più sfortunati perchè assuefatti, anche per quello precedente in quanto fase preparatria al gioco stesso.  Giocando alla PlayStation si entra in un altro mondo, un mondo di evasione, si è totalmente catturati dalla capacità di traslare il proprio corpo, i propri movimenti in quel mondo. Un mondo fatto di regole precise e di possibilità di vittoria determinate dal seguirle pedissequamente (un esempio calzante è, nei giochi di calcio,  la possibilità di segnare facendo precisi percorsi, o passaggi, o movimenti a smarcare etc...). Cosa che lo distanzia enormente da quello che accade in realtà: ecco che si è dei grandi giocatori!
Anche una sola partita è deleteria. Ogni minuto dedicato a quei giochi è un minuto in meno di vita vissuta.
Non si bada a niente quando si gioca. Tutto ci disturba, tutto ci distoglie da esso. Il fumatore non fuma, l'amante non ama, l'affamato non mangia, il tempo non scorre fino a che non si bada all'orologio. Si è assueatti al gioco. Una volta un mio collega di facoltà, grande promessa non mantenuta, mi raccontava che la sua via era scandita da i ritmi delle sue partite: si alzava al matino, accendeva la play per caricare il suo gioco di calcio (PES appunto) si faceva un caffè per rendere al meglio e così andava avanti mattinate e pomeriggi interi. lo diceva divertito e io lo ascoltavo divertito anche se non comprendevo bene cosa significasse.
In alcuni casi il gioco entra nella testa peggio di un cattivo pensiero. Non da nemmeno i secondi del buon risveglio precedenti all'avvento del cattivo pensiero, come quelli vissuti da don Abbondio prima di rammemorare l'incontro dei bravi. Si pensa subito ad esso, alle immagini che esso ha prodotto nella mente. La potenza di queste immagini è nel fatto che esse sono virtuali ma fotemente dinamiche e realistiche e in più prodotte dall'attività stessa del soggetto, dal suo muovere qui o lì il protagonista o la palla o l'inquadratura.
 
Oggi ho potuto comprendere quello che quache anno fa mi era oscuro circa la vita assuefatta al gioco da joipad e non sono per nulla divertito.3/03/08

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